Il 25 e 26 giugno prossimi il Matching, l’evento organizzato da Cdo, sarà “esportato” in Cina. Dopo il successo dell’edizione moscovita, toccherà al gigante asiatico ospitare l’appuntamento fondamentale per sviluppare relazioni di business.
L’evento b2b si svolgerà a Shanghai, la più popolosa città della Cina e una delle città più popolose del mondo, vista come capitale economica della Paese asiatico.
Non è un caso che la Cdo abbia scelto la Cina per “esportare” il Matching. Negli ultimi anni, infatti, la sorprendente crescita cinese ha attirato numerose imprese italiane alla ricerca di nuovi sbocchi, soprattutto nei quattro settori tipici del Made in Italy.
In dieci anni l’Italia è diventata l’ottavo Paese investitore e il quinto partner commerciale della Cina. Le imprese italiane in Cina sono circa duemila e gli impianti produttivi 600. In particolare, su 1.202 aziende italiane censite attive in Cina, 573 sono uffici di rappresentanza, creati per sopperire alla mancanza di un sistema di distribuzione o per il controllo di qualità della produzione in loco; 445 attività produttive, per lo più concentrate per motivi logistici nella costa orientale del paese; 282 joint venture con partner cinesi e 63 Wfoe (Wholly foreign owned enterprise), con capitale estero al 100%.
Nel 2010 il giro d’affari tra Roma e Pechino è stato di 40 miliardi di euro. La Cina assorbe una bella fetta dell’export tricolore. Il comparto delle macchine utensili, ad esempio, nonostante abbia perso lo 0,4% nei primi otto mesi dell’anno, rappresenta ancora il 12,8% della produzione totale. Il legno arredo, settore che ha puntato la maggior parte delle risorse sulla Cina, registra nel Paese asiatico l’8% dell’export. Il mercato cinese vale attualmente circa 60 milioni di euro e reggerà grazie al fatto che l’arredamento si può proporre ad una fascia medio-alta di clienti. Anche nella moda non si vedono gravi conseguenze per il momento della crisi che ha lambito anche il colosso asiatico.
È evidente, infine, la crescita dell’importanza della Cina come fetta di mercato per i beni di lusso. Il Paese asiatico è ormai una sicurezza per le case di moda, di orologeria e di gioielleria. Mentre nel mondo occidentale si parla di recessione, uno studio promosso dalla World Luxury Association (WLA) e dal China Trade Development & Cooperation Center (CCPIT) evidenzia come da febbraio 2010 a marzo 2011 i consumi cinesi nel settore luxury goods si attestino sulla cifra record di 10,7 miliardi di dollari americani. La Cina rappresenta un quarto dell’intero mercato del lusso mondiale. Un mercato estremamente appetibile, quindi, per le tante imprese italiane che operano nel settore.